Questa proposta è stata elaborata da biemme (allego il doc originale) poi successivamente modificata (eliminando varie parti per aumentarne la leggibilità).
Sottolineo che è solo una proposta, ma la discussione forse è meglio che sia pubblica... altrimenti diventa difficile coordinare le modifiche proposte.
Per ora siamo arrivati a questa: (sta in una pagina)
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Negli ultimi tempi, si sta sempre più diffondendo, sul Gran Sasso, la pratica di aprire nuovi itinerari che intersecano o ricalcano vecchie vie, o, peggio, quella di aggiungere protezioni moderne inamovibili (fix, fittoni, ecc.) su vie preesistenti e in tratti che ne erano privi, evidentemente allo scopo di “addomesticare” le difficoltà di talune vie alle capacità di ripetitori che con la chiodatura originale non sarebbero stati in grado di ripetere quegli itinerari, o, ancora, allo scopo (o meglio, illusione) di rendere “sicure” le vie più ripetute, potendoci così condurre clienti o allievi di corsi per apprendisti. Esempi tipici le soste su Aquilotti 75, sulla Morandi-Consiglio-De Riitis, sulla Gervasutti, sullo Spigolo SSE.
Il persistere di tali condotte rischia di mortificare e annullare per sempre, con questi gesti tanto sbrigativi quanto sconsiderati e irrispettosi, lo spirito e il valore alpinistico di imprese attraverso le quali personaggi che hanno fatto la storia alpinistica del Gran Sasso, hanno superato – in epoche diverse - linee logiche anche di grande difficoltà, offerte dalla natura verticale, con prevalente uso di protezioni mobili e senza trapanare inutilmente e sistematicamente la roccia. Queste vie si ritengono delle vere e proprie opere d’arte, che i ripetitori di oggi e di domani hanno il dovere di rispettare e preservare, per dare possibilità a chiunque di poterle ripercorrere ed apprezzare.
Dopo esserci confrontati in varie sedi circa il futuro di questa montagna, con riguardo alla questione dell'etica alpinistica in generale e dello stile adottato nell'apertura di itinerari nuovi in zona, si è deciso di sottoscrivere e sostenere i contenuti del seguente documento e le relative conclusioni:
1. Si auspica che le vie già esistenti e aperte con protezioni tradizionali non vengano snaturate da una chiodatura a perforazione (per esempio con spit, fix o fittoni quali protezioni intermedie).
Le vie classiche dovrebbero mantenere il loro carattere originario e così anche il loro valore alpinistico. Chiediamo quindi a tutti gli alpinisti, arrampicatori e chiodatori di rispettare e di immedesimarsi nelle tradizioni vigenti su queste pareti, nonché di prestare attenzione a non ledere vie già esistenti intersecandole ripetutamente, ricalcandole o tracciando nuovi itinerari in stretta prossimità di esse.
2. Si auspica che la sostituzione di protezioni deteriorate dall’età e quindi fatiscenti, preesistenti sui tracciati classici (fix/fittoni in sosta, in luogo dei vecchi chiodi/spit/fittoni, ecc.) e la rimozione di eventuali protezioni aggiunte in posizioni sbagliate o in tratti che erano privi di protezioni fisse all’atto dell’apertura e delle prime ripetizioni della via, avvenga ad opera di Guide Alpine ovvero di alpinisti la cui comprovata e riconosciuta esperienza garantisce la necessaria abilità e tecnica nel posizionamento dell’attrezzatura messa in sostituzione o nella rimozione di quella vetusta o inutilmente aggiunta in seguito.
3. In quelle pareti con spazio sufficiente per nuove aperture, le vie vanno aperte dal basso, nel rispetto dell’etica e della regolamentazione locale, evitando di far uso sistematico ed eccessivo di chiodatura a perforazione proprio per conservare terreno d'avventura e di esplorazione per le future generazioni, alle quali occorre rendere possibile libertà d’azione secondo le loro capacità, indubbiamente un domani più evolute
4. Itinerari superattrezzati ingannano facilmente chi esce dalla falesia, dandogli la sensazione/illusione di una totale sicurezza. Nel severo ambiente di montagna permangono pur sempre una serie di pericoli oggettivi che si moltiplicano, inoltre, a causa dell’iperfrequentazione di dette vie, per cui fermo restando che una maggiore sicurezza è raggiungibile solo facendo leva sull’autoresponsabilità di ogni singolo arrampicatore, pur considerato che l’arrampicata sportiva in quota è oggi comunemente accettata e praticata anche in località delle Alpi, italiane ed estere, di forti e secolari tradizioni alpinistiche, facciamo appello alla sensibilità degli autori di tali “tracciati costruiti”, affinché limitino l’apertura degli stessi a quegli avancorpi, pareti e settori del massiccio in cui la presenza di queste vie “sportive di più tiri” non alteri particolari significati storici (con riferimento alle vie circostanti) e nel contempo non costituisca di per sé un pericolo evidente per i potenziali fruitori (avvicinamento o discesa alpinistica, pericoli dall’alto, qualità della roccia, orientamento, ecc.).
Facendo riferimento :
- alle Tavole di Courmayeur,
- al documento del Club Alpino Accademico Italiano riguardante l'etica dell'arrampicata
- alla recente dichiarazione "Tirol Deklaration" delle associazioni alpine di Germania, Austria e Alto Adige in collaborazione con l’UIAA
- al progetto “Mountain Wilderness Svizzera”
- al Regolamento del “Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga”
facciamo perciò appello a tutti gli scalatori di qualsiasi livello ed ideologia, affinché si associno a queste nostre idee e le promuovano e le sostengano in ogni sede e in ogni pubblica occasione.
Esse non sono intese come una restrizione, bensì come forma d'espressione di maggior libertà, lasciando più spazio alla creatività di ogni arrampicatore che potrà così continuare la sua personale esplorazione (con lo stesso spirito dei primi salitori) in un ambiente di unica e naturale bellezza.

